STRAGE BOLOGNA. FINI: DA ‘MITROKIN’ NUOVE DOMANDE INQUIETANTI PRESIDENTE SU LIBRO DI RAISI: E’ UN DOVERE FARE PIENA LUCE

(DIRE) Roma, 14 gen. – “Le ipotesi formulate sulla base dei documenti della commissione Mitrokhin fanno sorgere nuove e inquietanti pressanti domande oltre la verita’ definita dalle sentenze emesse negli anni passati sulla strage di Bologna”.
Cosi’ il presidente della Camera, Gianfranco Fini, alla presentazione del libro di Enzo RAISI intitolato ‘Bomba o non bomba – Alla ricerca ossessiva della verita’.
“La ricostruzione di RAISI- spiega- e’ infatti sorretta da una notevole mole di documenti, che provengono dalla Commissione Mitrokhin, organismo di cui l’autore e’ stato componente e in cui ha lavorato con assiduita’ e dedizione”.
Questo “inedito contesto condurrebbe, secondo l’autore, a quella che e’ stata definita la pista palestinese, vale a dire l’ipotizzato coinvolgimento nella responsabilita’ della strage di un gruppo terroristico internazionale, facente capo a un personaggio tristemente noto alle cronache internazionali dei decenni passati, il venezuelano Carlos, attualmente detenuto in Francia, che era strettamente legato al terrorismo di matrice mediorientale degli anni Settanta e Ottanta”. Fini parla anche del cosiddetto Lodo Moro, “vale a dire il presunto accordo non pubblico, risalente al 1973, tra lo Stato italiano e le organizzazioni palestinesi, che avrebbe previsto per i componenti dell’Olp la possibilita’, a fronte del loro impegno a non compiere attentati sul territorio del nostro Paese, di far transitare armi ed esplosivi in Italia senza essere sottoposti a controlli di polizia”. Il presidente della Camera precisa che “l’esistenza di un tale patto non e’ stata mai ufficialmente riconosciuta. Pero’, a seguito delle risultanze della Commissione Mitrokhin, vari esponenti politici, sia palestinesi sia italiani, ne hanno parlato. Una testimonianza al riguardo e’ quella offerta da Francesco Cossiga in uno scritto pubblicato sul Corriere della Sera”.
Insomma, per Fini e’ “doveroso” affermare che “la ricerca incessante della verita’ rappresenta un insopprimibile diritto democratico” e che occorre “fare piena luce e dissolvere ogni zona d’ombra sulle pagine piu’ tragiche della recente storia nazionale”.

 

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